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Paragrafo 6 . Il consolidamento del sistema liberale  in Inghilterra.

     
In   Inghilterra,   la   crescente  industrializzazione   aveva   reso
l'opposizione  pi ampia e pi forte. La ricca borghesia,  formata  da
industriali, commercianti e banchieri, chiedeva soprattutto una  nuova
legge  elettorale, che mettesse fine alla supremazia dell'aristocrazia
terriera, ed una politica economica pi favorevole

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allo  sviluppo. Le masse popolari, in particolare gli operai, oppressi
da  misere  condizioni  di  vita e di lavoro  e  da  una  legislazione
fortemente  repressiva  (vedi capitolo Quindici,  paragrafi  3  e  4),
chiedevano libert di associazione, di riunione, di stampa e suffragio
universale.  Tali  richieste erano avanzate anche dagli  intellettuali
pi democratici e dai radicali, tra i quali il filosofo Jeremy Bentham
(1748-1832).
     Il   governo,  che  inizialmente  aveva  duramente  represso   le
agitazioni  sociali,  a  partire al 1822, sotto  la  guida  di  George
Canning  (1770-1827)  e Robert Peel (1788-1850),  tories  conservatori
dalle  aperte vedute, cominci a mostrarsi pi condiscendente. Tra  il
1824  e  il  1825  furono  abolite le leggi  contro  l'associazionismo
operaio e venne riconosciuta la libert di riunione, di sciopero e  di
associazione. Nel 1829 fu abolito il Test Act, che imponeva  l'obbligo
di aderire alla dottrina anglicana per ricoprire cariche pubbliche,  e
che  aveva  danneggiato  fortemente gli irlandesi,  in  maggior  parte
cattolici.
     Nel 1830 si form un governo di coalizione fra tories moderati  e
whigs,  presieduto  da lord Charles Grey (1764-1845),  che  inizi  ad
attuare  una  politica decisamente riformatrice, sostenuta  sia  dalle
forze liberali che da una parte di quelle conservatrici, allarmate per
quanto stava accadendo sul continente.
     La  riforma  pi  significativa fu quella elettorale,  realizzata
nel  1832,  che  permise  la formazione di  un  corpo  elettorale  pi
corrispondente alla realt sociale che stava emergendo dallo  sviluppo
industriale. Le nuove norme, infatti, prevedevano un pi basso livello
di  censo e una revisione dei collegi elettorali; fu cos raggiunto un
maggiore equilibrio tra la rappresentanza politica dei centri  urbani,
formatisi  con  l'industrializzazione e a forte presenza  borghese,  e
quella  dei  vecchi  centri rurali, ormai abitati da  pochi  elettori,
appartenenti  in  gran parte all'aristocrazia terriera,  ai  quali  la
vecchia   legge   assegnava   ancora   un   consistente   numero    di
rappresentanti.
     I  nuovi  meccanismi elettorali, inoltre, favorendo  un  rapporto
pi   diretto   con  l'elettorato,  provocarono  la  scomparsa   delle
tradizionali formazioni politiche tory e whig e la costituzione di due
partiti  nel senso moderno del termine: quello conservatore  e  quello
liberale,  uno  espressione  soprattutto  dell'aristocrazia  terriera,
l'altro della borghesia industriale e mercantile.
     La   politica   riformatrice  varata   dai   conservatori   venne
proseguita  con maggiore slancio dai liberali, quasi ininterrottamente
al  governo  dal  1832 al 1841. Nel 1833 fu decisa l'abolizione  della
schiavit in tutti i territori dell'impero britannico e furono  varati
alcuni  provvedimenti  per la limitazione del  lavoro  minorile  nelle
fabbriche;  nel  1834  vennero  stabilite  misure  per  combattere  il
pauperismo;   nel   1835   fu   esteso   a   tutti   i   contribuenti,
indipendentemente dal censo, il diritto di voto per  l'elezione  delle
amministrazioni municipali.
     Questi  provvedimenti,  per,  non  riuscirono  ad  attenuare   i
contrasti   sociali,  perch  molto  spesso  non  erano  concretamente
applicati  e  soprattutto perch non soddisfacevano le  richieste  pi
pressanti,  quali la giornata lavorativa di otto ore ed  il  suffragio
universale, avanzate dal movimento operaio. Quest'ultimo allora spost
ancor  pi  sul piano politico le proprie rivendicazioni, dando  vita,
con  alcuni  esponenti del partito radicale, al movimento  "cartista",
cos  denominato  per la pubblicazione, nel maggio del  1838,  di  una
"Carta   del   popolo",   che  conteneva  l'elenco   degli   obiettivi
irrinunciabili, e
     
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     cio:  suffragio  universale  maschile;  voto  segreto;  elezioni
politiche   annuali;   eliminazione  del   criterio   censitario   per
l'eleggibilit  alla  camera  dei  comuni  e  corresponsione  di   uno
stipendio  per  i  deputati,  in maniera  che  anche  i  non  abbienti
potessero essere eletti ed esercitare il mandato politico.
     L'aggravarsi   dei  contrasti  sociali  mise  in   difficolt   i
liberali,  che nel 1841 furono sostituiti al governo dai conservatori;
questi, guidati da Robert Peel, vi rimasero fino al 1846, intervenendo
efficacemente sulle principali cause di instabilit.
     Determinante  fu  l'attuazione della riforma doganale,  richiesta
da  un  vasto schieramento di forze economiche e sociali.  Infatti,  i
pesanti  dazi  sulle  materie  prime di importazione,  in  particolare
quelli sui cereali, danneggiavano non solo i lavoratori, ma anche  gli
imprenditori  industriali e mercantili; i primi  erano  colpiti  dagli
alti prezzi dei generi di prima necessit, i secondi dalla contrazione
del  mercato  interno, in seguito al basso potere d'acquisto  di  gran
parte  della  popolazione, e di quello estero, a causa degli  analoghi
tributi doganali imposti per ritorsione dagli altri stati. La tensione
sociale  fu  quindi  aggravata dalla carestia  degli  anni  1845-1846,
originata  da una malattia delle patate, che ebbe tragiche conseguenze
soprattutto   in   Irlanda,   dove   esse   costituivano    la    base
dell'alimentazione  popolare.  Spinto da  queste  impellenti  esigenze
economiche  e sociali, nel 1846, il governo Peel, dopo aver  eliminato
una  serie di dazi, abol anche quelli sulla importazione dei cereali.
Quest'ultimo  provvedimento,  autorizzando  il  libero  commercio  dei
cereali  in  Inghilterra, decret non solo la fine della carestia,  ma
anche   la   significativa  vittoria  degli  industriali  sui   grandi
proprietari  terrieri e sugli affittuari, che per anni avevano  basato
la  loro  prosperit economica su un commercio chiuso all'esterno,  in
cui  il  prezzo del grano era tenuto artificialmente alto.  Questo  fu
sufficiente ad aprire in seno al partito conservatore una grave crisi,
che costrinse Robert Peel a dimettersi, e port al governo i liberali,
guidati  da John Russell (1792-1878), con Henry Palmerston (1784-1865)
ministro degli esteri.
     I  liberali consolidarono una situazione economica e politica gi
abbastanza  favorevole.  Infatti,  grazie  alle  riforme  attuate  dai
governi  precedenti, la borghesia imprenditoriale aveva rafforzato  il
suo potere, le condizioni di vita della popolazione erano generalmente
migliorate  e  si era notevolmente attenuata la spinta  rivoluzionaria
del  movimento  operaio. Quest'ultimo inoltre si era  progressivamente
distaccato   dal   cartismo,  contribuendo  a  provocarne   la   crisi
irreversibile.
     Forte  della stabilit politica interna, l'Inghilterra attu  una
politica estera tendente ad espandere predominio economico e influenza
politica.  In  Europa sostenne i movimenti liberali e  costituzionali.
Fuori  d'Europa  intensific la penetrazione coloniale  in  India,  in
Cina,   in  Canada,  in  Australia,  in  Nuova  Zelanda  e  in  Africa
meridionale.
     Ancora  lontana da una soluzione restava la questione  irlandese.
L'Inghilterra,  infatti,  nonostante  l'abolizione   del   Test   Act,
continuava  a  trattare l'Irlanda come una colonia: una  minoranza  di
protestanti  inglesi,  grazie al possesso della  maggior  parte  delle
propriet  terriere  e  all'esercizio  delle  pi  importanti  cariche
pubbliche,  deteneva il predominio economico e politico  a  danno  dei
cattolici   irlandesi,   che   costituivano   la   maggioranza   della
popolazione.  Agli inizi degli anni Quaranta, l'opposizione  irlandese
cominci  ad  abbandonare il metodo della protesta legale, promuovendo
la formazione di un
     
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     movimento  insurrezionale. La tensione  crebbe  ulteriormente  in
seguito  alla carestia degli anni 1845-1846, che provoc la  morte  di
pi  di  mezzo  milione  di  persone e altrettanti  emigranti  tra  la
popolazione irlandese.
